



Di romance e vetrine
Questa è la card di promozione sul profilo Instagram dell’autrice di uno dei dark romance che verrà presentato a Bookcity Milano presso Base il 29 novembre in un panel dedicato. Il libro è edito da Sperling una casa editrice del gruppo Mondadori. Ma potrebbe essere un qualunque dark romance di una qualunque casa editrice grande o piccola che tratta il genere e che sta saturando il mercato. Ne ha parlato in maniera sfaccettata Valentina Pigmei su Internazionale, per chi volesse approfondire.

La questione in questo caso non riguarda il mercato (già liberissimo, più libero delle persone a volte), ma la scelta di un programma culturale.
L’incontro su questo e altri dark romance avverrà il 29 novembre a Base, all’interno di Books Friends Forever, una rassegna sui romance a cura de Il Libraio, rivista specializzata del Gruppo Gems. Questa rassegna esiste da qualche anno, più o meno con le stesse formule. Il target di questi incontri sono le ragazze e le bambine dai 12 anni in su (anche se dentro in piccolo piccolo c’è l’avvertenza per i temi trattati che il libro è 18+). Non ci domandiamo se sia lecito o no (è sicuramente lecito), ma ci domandiamo se sia opportuno o meno.
È opportuno organizzare a Bookcity, a nome della città di Milano e con il contributo del Comune di Milano, questo incontro dopo il 17 e 18 ottobre?
In una assemblea al Giambellino qualche giorno fa con un centinaio di educatori è stato ribadito che c’è un prima e un dopo il 18 ottobre. Quanto è successo a Milano (e non ci riferiamo a quattro vetrine rotte) è uno spartiacque nella relazione educativa con ragazzi e ragazze. Da settimane nelle scuole, nelle cooperative, nei Cag, diverse generazioni di educatori si incontrano, discutono, parlano tra loro e con i ragazzi di quanto è accaduto. Un lavoro silenzioso, quotidiano, faticoso. Le strutture educative dell’intera città e dell’hinterland si sono messe in ascolto e in discussione, cercando di capire la rabbia e di capire come poter stare di nuovo nella relazione con i ragazzi. È un lavoro difficile e lungo che non strilla e non urla, che non invoca la galera e non propone punizioni tanto semplici quanto inutili: militarizzare le strade, profilare su base razziale e di classe, aumentare i reati e allargare le carceri.
Bookcity si svolgerà inoltre proprio intorno al 25 novembre, giorno contro la violenza di genere in cui la città intera si mobilita e nel suo piccolo anche Bookcity con iniziative ad hoc. A novembre di tre anni fa avveniva il femminicidio di Giulia Cecchettin (centinaia di femminicidi sono avvenuti dopo) e a breve molte scuole porteranno ragazzi e ragazze al cinema a vedere il film Se domani non torno. Il mondo dell’editoria è sensibile al tema ovviamente: 8 marzo e 25 novembre sono giornate in cui parole, libri e messaggi si moltiplicano (giustamente). Lo stesso curatore di Bookcity, Marco Balzano ha personalmente curato un incontro di educazione affettiva rivolto alle scuole per questa edizione di Bookcity.
Qui però c’è un primo cortocircuito: l’educazione affettiva e l’educazione in generale non hanno il bottone on/off.
Che sia un genitore, un insegnante, un educatore di strada o uno scrittore, chi ha a che fare con ragazzi e ragazze sa che l’educazione non si fa con gli “spiegoni”. Si educa con l’esempio, con i fatti ben più che con le parole. Educhiamo durante l’ora di educazione civica tanto quanto nella quotidianità: quando ci arrabbiamo nel traffico, quando sui social volano parole grosse, quando commentiamo la TV, quando ascoltiamo i politici al tg, quando produciamo le armi e quando buttiamo le bombe sui bambini di Gaza. Tutto fa brodo, non solo quando ci mettiamo in posa da educatori ed educatrici e ci prepariamo un discorso coi fiocchi.
Abbiamo visto una fetta del mondo dell’editoria indignarsi per i libri calpestati alla Feltrinelli di Torino durante il 17 ottobre, per lesa maestà dell’oggetto libro.
Noi invece ci domandiamo a volte perché editiamo, stampiamo, pubblichiamo, vendiamo e presentiamo a ragazze spesso ancora alle scuole medie romanzi in cui la violenza viene romanticizzata. “La violenza non è mai amore, ma la violenza c’entra con l’amore”, ci ha detto qualche giorno fa Lea Melandri in libreria. Sciogliere questo annodamento, liberare l’amore dalla violenza è il compito più arduo che spetta alle prossime generazioni. E no, noi non li stiamo aiutando rendendo ancora più torbida questa brodaglia di amore e violenza.
Siamo forse noi adulti ad essere inadeguati al nostro ruolo, se riteniamo i ragazzi troppo piccoli per l’educazione affettiva ma abbastanza grandi per i dark romance; siamo adulti confusi se riteniamo opportuno all’interno della manifestazione culturale cittadina più importante dell’anno vendere la violenza di genere ben confezionata dentro una copertina a fiori rosa e contemporaneamente pensare che le vetrine rotte non debbano mai diventare una nostra responsabilità.
Un mondo di
progetti
Organizziamo laboratori, collaborazioni con scuole, percorsi educativi e iniziative speciali.
Portiamo i libri e le storie anche fuori dalla libreria: nelle classi, nei quartieri, in spazi dove la lettura può fare la differenza, non per trasmettere regole, ma per stimolare la curiosità, il pensiero critico e la creatività.
Ogni progetto nasce per coinvolgere bambini, insegnanti e famiglie in esperienze vive e partecipate.